Intervista a Sara Pusceddu
Buon pomeriggio a tutti, oggi seduta con me
nel nostro salotto culturale ho il piacere di avere Sara Pusceddu, un altro
profilo tra quelli che hanno partecipato alle nostre iniziative che si propone
come amante della scrittura, della lettura e dell’arte in generale, ma andiamo
a scoprirla a poco a poco…
So che conduci un programma on line dal
titolo A colpi di parole, puoi spiegarci di cosa si
tratta?
Certamente, A colpi di parole è un format
ideato e portato avanti da me e da due amici, Massimiliano Navarra (Max Ludo) e Oscar
Moreno Quasi (Oscar Quasi) che si occupa di poesie e scrittura. È strutturato come un
match di pugilato, con testi a tema, di lunghezza variabile. Ad ogni puntata lo sfidante in
carica, alla fine del match, sceglie l’argomento della puntata successiva. Io conduco e arbitro, a
decretare il vincitore della serata è il pubblico, che round dopo round vota per chi
preferisce. Il programma va in onda tutti i mercoledì alle 21.15 su YouTube e tutti i canali social
legati all’Associazione culturale GAlive di Mara Marini. L’intento è quello di avvicinare le
persone il più possibile alla scrittura. Il programmaè aperto a chiunque volesse mettersi in
gioco, proponendosi in chat, contattandoci privatamente o sul sito di GAlive.
Molto interessante, grazie, parlaci di te e
cosa fai nella vita quando non scrivi...
Quando non scrivo, lavoro come insegnante
alla scuola primaria. Leggo, ascolto musica e sono un’appassionata di cinematografia…
Anch’io lo sono, mi piacerebbe sapere quali
sono i tuoi registi preferiti…
Welles, Kubrick e Allen, solo per citare i
più conosciuti al pubblico. Credendo fortemente, però, nella necessità del dovere dell’arte
verso l’impegno sociale, tra i tanti grandi del cinema d’epoca, non posso negare di essere
molto legata al cinema di Fritz Lang, che ha tenuto sempre fede alle sue idee su
giustizia e vendetta, sull’uomo carnefice perché spesso vittima dei mali sociali, nonostante abbia
attraversato diversi generi cinematografici.
Sono, inoltre, innamorata di Bunuel, che in
tutta la sua carriera ha demolito con dissacrante ironia i pilastri della società borghese:
chiesa, borghesia, famiglia, esercito e il perbenismo che li circonda. Tra i più recenti di sicuro
il mio preferito è Yorgos Lanthimos, che seguo dagli esordi. La sua
decostruzione della realtà, la trattazione distopica di tematiche fondamentali,
ma sempre legate ai rapporti interpersonali e ai
grandi quesiti dell’essere umano, come l’amore e la morte, mi lascia sempre ricca di dubbi e il
dubbio è il sale dell’evoluzione personale, a mio giudizio.
Lanthimos non lo conosco molto, prendo nota.
Passiamo dalla cinematografia alla poesia. La tua prima pubblicazione è una
silloge che si intitola Ritratti per farfalle. Visto che risale al 2006 nel frattempo
si è evoluto il tuo stile poetico e i temi trattati?
In realtà la sua prima stesura risale a
sette anni prima, poi negli anni ho scritto e riscritto fino alla pubblicazione. Gli anni intercorsi sono
ovviamente molti, con la maturità e le sperienze il modo di scrivere è sicuramente mutato
sotto molti punti di vista. La prima silloge parla esclusivamente d’amore, ora mi occupo di
svariate tematiche. Non riscriverei mai, in qualsiasi caso, quella silloge in maniera
differente perché, dato che lo scrivere è espressione di me stessa in un determinato
momento, vedo i miei scritti come Polaroid della mia percezione dell’attimo che vivo o
di quello che penso e osservo nel mondo circostante.
Ultimamente hai deciso di dedicarti alla
prosa, cos’hai in progetto? Hai terminato un
qualcosa da proporre alle case editrici?
I progetti sono molti. Per ora mi sto
dedicando a brevi monologhi che parlano di donne. Sono un tentativo per dar voce alle donne
dell’epica con voce contemporanea, perché, in fin dei conti, l’essere umano è uno solo
e le problematiche, quali ad esempio la guerra, l’amore e la perdita si agitano
nell’animo di oggi come in tutte le epoche. Mi sto inoltre dedicando ad alcuni romanzi
brevi o racconti lunghi, dipende da come li vuoi considerare, di generi diversi. Per ora
un noir e un romance, o forse entrambe le cose assieme. È ancora tutto un work in
progress e no, ancora non ho terminato nulla che possa essere proposto ad una casa
editrice. Amo scrivere e riscrivere finché non reputo di aver dato tutto il possibile,
quindi spesso, pur avendo formalmente concluso qualcosa ancora non lo ritengo completo.
Di cosa parlano i tuoi racconti e quali temi
tratti?
Spesso tematiche comuni, legate al sociale e
alla vita quotidiana delle persone, cercando di scandagliare le visioni
possibili della vita dei personaggi. Essendo donna, pur avendo un tratto asciutto, nella maggior
parte i miei scritti sono fortemente influenzati dalla visione femminina della
vita.
Che differenza c’è per te tra scrivere prosa
e poesia?
La differenza, a livello personale, non
saprei dirla. Entrambe nascono dalla necessità di comunicare una visione della realtà.
Entrambe nascono spontanee. Forse la prosa necessità di tempi più lunghi, mentre la
poesia viene fuori da sé, con le parole già pronte, nonostante, ovviamente, poi ci sia
necessità di un lavoro di cesello.
Sicuramente, la prosa mi dà la possibilità
di raccontare cose vere mischiando le carte mentre la poesia mette totalmente a nudo ciò
che si è e si prova.
Brava, un’ottima analisi quella che hai
dato. Ci sono letture, influenze artistiche o esperienze di vita che possono
aver caratterizzato il tuo modo di scrivere?
Da lettrice definibile ‘forte’, le letture
sono ovviamente moltissime, sicuramente l’influenza maggiore, almeno riguardo allo
stile asciutto, lo devo al mio autore preferito, Sergio Atzeni, e a molta scuola della
letteratura americana del ‘900. Essendo un appassionata di teatro, ma soprattutto di
cinematografia, parlando di influenze artistiche in generale, il mio modo di percepire,
dunque di scrivere, risente molto della capacità di leggere il mondo per immagini e così, almeno
spero, di riuscire a farlo percepire a chi
mi legge. Le esperienze di vita sono
ovviamente alla base di tutto ciò che scrivo, che siano esperienze mie o vissute attraverso
terzi.
Cosa non manca mai in una tua poesia o in un
tuo scritto in prosa?
In realtà credo che l’unico filo conduttore
sia la mia opinione personale su ogni cosa, forse la necessità di trovare sempre la
parola più consona a definire un’immagine o un concetto.
A parte la pubblicazione del tuo nuovo
lavoro, quali progetti hai per il tuo futuro di
autrice?
Oltre la pubblicazione con “bookapoem” di
Frammenti di un’anima, la mia seconda silloge, i progetti sono uno, nessuno e
centomila. Perché ho ancora tanto da dire e vivo il momento, non progetto un’idea se non
quando è già abbastanza formata da essere messa su carta. O forse, semplicemente, mi
va di lasciare tutto sospeso.
Fantastico! Ora mi va di giocare un po’ con
te, fatti una domanda a piacere e risponditi…
Arrivati alla conclusione, mi spetta il
momento Marzullo. Domanda: dove sto andando?
Risposta: Per ora mi limito a camminare,
arriverò dove mi porterà la strada.
Grazie mille Sara per il tuo tempo e per
quanto ci hai voluto dire di te.
Un saluto a tutti gli amici de “L’imago
della parola” e arrivederci alla prossima intervista.

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