Poeticamente - La poesia di Cristina Campo
Il mondo d’oggi ha un fiuto infallibile nel tentar di schiacciare ciò che è più inimitabile, inesplicabile, irripetibile. Tutto ciò che non gli può somigliare”. Iniziamo così la nostra rubrica Poeticamente, con una frase di una delle più alte voci poetiche del novecento riconosciute nel mondo Letterario. Parliamo di Vittoria Guerrini, in arte Cristina Campo (Bologna 1923, Roma 1977) a cent'anni quindi dalla sua nascita. Appassionata studiosa di Hofmannsthal, rivisitò il mondo misterioso delle fiabe svelandone le trascendenti simbologie. Fu traduttrice e critica di originale metodologia, enucleando dalle opere letterarie l’idea del destino e il dominio della legge di necessità sulle vicende umane che l’arte esprime in una aurea di bellezza.
Appartenne al ristretto nucleo di intellettuali che avviarono l’introduzione di Simone Weil in Italia. A Simone l’avvicinavano l’amore per l’assoluto e per gli ultimi, la scoperta di concetti come “ombra”, “attenzione” e “sprezzatura”, la ricerca di una perfezione sempre irraggiungibile nella definizione della propria vocazione. Negli anni cinquanta maturò la sua prima formazione nella Firenze dei grandi poeti del tempo ove conobbe Gianfranco Draghi che la indusse a pubblicare i suoi primi saggi su “ La Posta Letteraria del Corriere dell’Adda e del Ticino”. Dal ’56 si trasferì per sempre a Roma. Di lei non troviamo molti scritti in quanto, come spesso ha affermato nella sua vita, dava un valore estremo alle parole tanto da considerarle il sapore estremo dell'arte e preferiva dunque diffondere poco i suoi versi pervasa da una perfezione quasi maniacale che le impediva di diffondere le sue prose e poesie a cuor leggero.
Il primo libro di poesie, Passo d’addio, esce nel 1956. Seguiranno raccolte di saggi (Fiaba e mistero è del 1962, Il flauto e il tappeto del ’71). E poi libri che mettono ordine, come Gli imperdonabili e "La Tigre Assenza" (ora in pubblicazione da Adelphi), "Passo d'addio" (Milano, Scheiwiller 1956).
Si ripiegano i bianchi abiti estivi
Il primo libro di poesie, Passo d’addio, esce nel 1956. Seguiranno raccolte di saggi (Fiaba e mistero è del 1962, Il flauto e il tappeto del ’71). E poi libri che mettono ordine, come Gli imperdonabili e "La Tigre Assenza" (ora in pubblicazione da Adelphi), "Passo d'addio" (Milano, Scheiwiller 1956).
Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.
Trema l'ultimo canto nelle altane
dove sole era l'ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.
E mentre indugia tiepida la rosa
l'amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.
Per quanto riguarda la sfera sentimentale si lega a Elémire Zolla, intellettuale brillante, uno di quelli che hanno fatto conoscere in Italia Adorno e la Scuola di Francoforte e che poi mostrerà interesse per lo gnosticismo e le filosofie orientali. È un amore travagliato che, tra alti e bassi, l’accompagnerà tutta la vita, ma senza darle pace.
Esattamente l’opposto dell’amicizia che nasce con Maria Zambrano, la grande filosofa spagnola. La Campo la conosce durante il suo esilio romano, tra il 1953 e il 1964. E non si staccherà più. Le lettere che le scrive, raccolte in un libro che già dal titolo dice tutto (Se tu fossi qui, Archinto), sono un tesoro di delicatezza e profondità. Le due amiche hanno in comune una radicalità estrema: l’essenziale, questo serve per vivere. Null’altro. E la Campo negli ultimi anni della sua vita condivide anche un altro punto fermo e di fuga "la fede religiosa". La preghiera, il silenzio i rituali saranno il suo più grande rifugio in un'esistenza dove si troverà a combattere anche contro i cambiamenti imposti dal Concilio Vaticano II e la riforma liturgica, inducendola ad approfondire altre religioni oltre il Cattolicesimo, come il rito bizantino di cui scriverà nella sua ultima opera poetica" Diario bizantino", versi che sono quasi un testamento, la sintesi di una vita sospesa di continuo tra tempo ed eterno: «Due mondi – e io vengo dall’altro. / Dietro e dentro / le strade inzuppate / dietro e dentro / nebbia e lacerazione / oltre caos e ragione / porte minuscole e dure tende di cuoio, / mondo celato al mondo, compenetrato nel mondo, / inenarrabilmente ignoto al mondo, / dal soffio divino / un attimo suscitato, / dal soffio divino / subito cancellato…».
Biglietto di Natale a M.L.S.(*)
Maria Luisa quante volte
raccoglieremo questa nostra vita
nella pietà di un verso, come i Santi
nel loro palmo le città turrite?
La primavera quante volte
turbinerà i miei grani di tristezza
dentro le piogge, fino alle tue orme
sconsolate – a Saint Cloud, sulla Giudecca?
Non basterà tutto un Natale
a scambiarci le favole più miti:
le tuniche d’ortica, i sette mari,
la danza sulle spade.
“Mirabilmente il tempo si dispiega…”
ricondurrà nel tempo questo minimo
corso, una donna, un àtomo di fuoco:
noi che viviamo senza fine.
(*) Maria Luisa Spaziani. Cristina Campo scrisse questa poesia a Firenze e vi appose la data “Ognissanti 1954″
(in La tigre assenza, a cura di Margherita Pieracci Harwell, 1ª ed., Milano, Adelphi, 1991)

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