Poeticamente - Gaspara Stampa e le sue rime
Cos'è la Poesia se non il coraggio di attraversare il fuoco delle passioni e vivere ardendo attraverso uno dei sentimenti più forti e indispensabili dell'animo umano, qual è l'amore.
E di certo il coraggio non manca a Gaspara Stampa, una giovane poetessa del 500 che riesce in 311 componimenti a sviscerare questo sentimento passando dall'esaltazione dell'innamoramento alla disperazione del rifiuto e dell'abbandono. Ma chi è questa donna, prematuramente scomparsa, che è stata capace di lasciare un segno indelebile nei salotti artistici dell'epoca e solo dopo, con la pubblicazione postuma alla sua morte a cura della sorella, a conquistare definitivamente il titolo di poetessa.? Gaspara nasce a Padova nel 1523 da famiglia milanese, ramo decaduto di un casato patrizio. Il padre Bartolomeo commercia in gioielli. Attività che porta buoni guadagni. La madre Cecilia è di Venezia. Cassandra è sua sorella maggiore e di qualche anno più giovane il terzogenito Baldassare. Ai tre figli viene elargita un’educazione di alto livello propria dell'aristocrazia iniziando presto lo studio del latino, del greco, della retorica, della grammatica, della musica e della letteratura. In seguito alla morte improvvisa del padre, quando Gaspara aveva appena sette anni, la madre decide di trasferire la famiglia nella sua città di origine, Venezia. Nel pieno Rinascimento, i fratelli Stampa continuano la loro formazione artistica, crescendo in una città che rappresenta in quegli anni la culla dell'arte e dell'economia, il cuore palpitante di stimoli creativi nel campo dell'artigianato, il fulcro di spettacoli ed eventi magnifici come il Carnevale. È in questa società dunque che Gaspara cresce e diventa "uno spirito formato in paradiso" come la definiva Suor Paola Antonia che sperava forse nella conversione alla vita spirituale invitandola al convento milanese di San Paolo Apostolo. Ma la giovane donna, divenuta intanto ben nota per la sua bellezza, intelligenza e cultura, all'alba dei suoi 25 anni è pronta per spiccare il volo negli affollati salotti veneziani con le sue pregevoli doti nel canto, nella musica suonando il liuto ma soprattutto ad incantare i membri di quel bel mondo con le sue liriche poetiche. E verso dopo verso, ispirata dall'amore che scopre grazie all' affascinante Conte , scrive sonetti di impronta petrarchesca ma rivoluzionati da uno stile nuovo, audace, scevro delle rigide convenzioni dell'epoca.
Gaspara diventa un'icona moderna, un'ambasciatrice della poesia più originale e seducente, un fuoco che arde come afferma lei stessa in uno dei suoi versi più famosi: "viver ardendo e non sentire il male." La sua fama poetica però , non la protegge del tutto da maldicenze e cattiverie che ne offuscano la reputazione, cercando di incastrarla nell'immagine di cortigiana e donna di piacere mentre il suo cuore cade in pezzi in seguito all'abbandono del Conte Collaltino di Collalto.
Ma l'amore è pronto a far scoccare ancora e ben presto la sua scintilla, favorendo l'incontro tra Gaspara e Bartolomeo Zen. Questa volta per la poetessa si tratta di una relazione più matura e felice che la porterà a scrivere nuovi sonetti a completare il canzoniere intitolato "RIME", pubblicato dopo la sua morte a solo 31 anni, per volontà della sorella.
Vediamo di seguito uno dei componimenti, il CVI*, contenuto nelle sue Rime d'amore:
O diletti d’amor dubbi e fugaci,
O speranza che s’alza e cade spesso,
E nasce e more in un momento istesso
O poca fede, o poche lunghe paci!
Quegli a cui dissi: -Tu solo mi piaci,-
È pur tornato, io l’ho pur sempre presso,
Io pur mi specchio e mi compiaccio in esso,
E ne’ begli occhi suoi chiari e vivaci;
E tuttavia nel cor mi rode un verme
Di fredda gelosia, freddo timore
Di tosto tosto senza lui vederme
Rendi tu vana la mia tema, Amore,
Tu, che beata e lieta poi tenerme
Conservandomi fido il mio signore.
RIME D'AMORE, PARAFRASI
O gioie d’amore insicure e fuggevoli, o speranza che va e viene molte volte, la speranza che nasce e muore nello stesso momento, o poca fiducia, o brevi momenti di pace!
L’uomo a cui dissi che era il solo a piacermi è tornato da me, io l’ho sempre avuto vicino; con lui mi trovo bene e sono affascinata dai suoi occhi chiari, vispi e belli nei quali mi posso specchiare.
Ma il mio cuore è tormentato dalla gelosia, la paura di ritrovarmi improvvisamente senza il mio amore mi assale.
O amore, rendi inutile le mie paure , tu che puoi rendermi felice e beata, fa il mio amore si conservi fedele.
*CVI è 106 in numeri romani, tutti i suoi componimenti hanno questa numerazione
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