Intervista a Irene Galeotti
Salve a tutti, questa sera abbiamo fra noi un volto nuovo per il nostro gruppo e proprio perché oggi è il suo compleanno ho voluto spostare eccezionalmente l'intervista al venerdì. Auguri Irene, da parte mia e da parte di tutti i 400 iscritti al gruppo e benvenuta nel salotto culturale de L'imago della parola dove sarà un gran piacere per me presentarti e fare in modo che tu possa farti conoscere.
Grazie per avermi invitata, è sempre piacevole “chiacchierare” di libri, poesia e dintorni. E grazie di cuore per questo speciale e gradito regalo di compleanno.
So che la lettura è la base di partenza nel tuo percorso attraverso la divulgazione dell'arte, inizia a dirci cosa ti piace leggere....
Sono una di quelle persone che ha cinque libri sul comodino, uno in borsa, una decina nel tablet ecc.. leggo un po’ di tutto a seconda dello stato d’animo: narrativa, manualistica, poesia, libri di cucina (sì, li leggo la sera prima di dormire come qualsiasi altro), illustrazione, crescita personale, fumetti, gialli, ecc…
Una settimana fa ho comprato l’ultimo libro di Erri De Luca, che è la mia fissazione attuale. Si è andato ad aggiungere sul comodino, a “Flavour” dello chef Ottolenghi e a “Il libro delle case straordinarie” dell’illustratore Yoshida.
Mi trovo in sintonia con te, il comodino vuoto mi dà tristezza... da quanto mi hai detto, come per leggere, anche a scrivere hai iniziato presto... parlaci della tua evoluzione fino al raggiungimento di premi e riconoscimenti...
Mi piacciono le storie, quando ero molto piccola me le inventavo di continuo, creavo avventure epiche con tutto quello che trovavo in casa. In prima elementare ho creato la mia poesia d'esordio (è andata persa), ma ricordo perfettamente la sensazione d’orgoglio che ho provato.
Fino a pochi anni fa scrivevo solo per me stessa, per fissare momenti o per reinventare la realtà.
Poi ho avuto fortuna, sono stata incoraggiata dalla persona giusta e nel 2019 ho preparato una poesia per uno spettacolo teatrale. Il testo “Funambolo” è piaciuto e ho capito che potevo usare la scrittura per trasmettere e condividere con gli altri storie, sentimenti e pensieri.
Lo stesso anno mi sono imbattuta nel concorso della casa editrice BookTribu, avevo un libro nel cassetto da quasi dieci anni, mi sono sfidata. Ewen e il lago dei destini incrociati ha vinto il premio "Young Adult" e così Ewen è nato ufficialmente!
Grazie per avermi invitata, è sempre piacevole “chiacchierare” di libri, poesia e dintorni. E grazie di cuore per questo speciale e gradito regalo di compleanno.
So che la lettura è la base di partenza nel tuo percorso attraverso la divulgazione dell'arte, inizia a dirci cosa ti piace leggere....
Sono una di quelle persone che ha cinque libri sul comodino, uno in borsa, una decina nel tablet ecc.. leggo un po’ di tutto a seconda dello stato d’animo: narrativa, manualistica, poesia, libri di cucina (sì, li leggo la sera prima di dormire come qualsiasi altro), illustrazione, crescita personale, fumetti, gialli, ecc…
Una settimana fa ho comprato l’ultimo libro di Erri De Luca, che è la mia fissazione attuale. Si è andato ad aggiungere sul comodino, a “Flavour” dello chef Ottolenghi e a “Il libro delle case straordinarie” dell’illustratore Yoshida.
Mi trovo in sintonia con te, il comodino vuoto mi dà tristezza... da quanto mi hai detto, come per leggere, anche a scrivere hai iniziato presto... parlaci della tua evoluzione fino al raggiungimento di premi e riconoscimenti...
Mi piacciono le storie, quando ero molto piccola me le inventavo di continuo, creavo avventure epiche con tutto quello che trovavo in casa. In prima elementare ho creato la mia poesia d'esordio (è andata persa), ma ricordo perfettamente la sensazione d’orgoglio che ho provato.
Fino a pochi anni fa scrivevo solo per me stessa, per fissare momenti o per reinventare la realtà.
Poi ho avuto fortuna, sono stata incoraggiata dalla persona giusta e nel 2019 ho preparato una poesia per uno spettacolo teatrale. Il testo “Funambolo” è piaciuto e ho capito che potevo usare la scrittura per trasmettere e condividere con gli altri storie, sentimenti e pensieri.
Lo stesso anno mi sono imbattuta nel concorso della casa editrice BookTribu, avevo un libro nel cassetto da quasi dieci anni, mi sono sfidata. Ewen e il lago dei destini incrociati ha vinto il premio "Young Adult" e così Ewen è nato ufficialmente!
Una storia bellissima quella che hai raccontato, ma ti senti più autrice di prosa o di poesia e cosa ti piace trascrivere su carta?
Per me la poesia è un dialogo a due, molto spesso l’altra persona sono sempre io. La mia poesia è intima, legata al mio vissuto, alle mie emozioni profonde. Faccio fatica a condividerla. Con la prosa invece posso dialogare con gli altri, tutti proviamo amore, rabbia, frustrazione, dubbi. L’obiettivo è che il lettore possa immedesimarsi, quindi è necessario dosare l’introspezione.
Non a caso la poesia “Funambolo” è nata come testo di una pagina, solo dopo ha trovato la sua strada.
Anch'io, e penso tutto il gruppo, sono felice di aver trovato la strada per arrivare a te... quanto per Irene lo scrivere è importante per se stessi e quanto conta condividere questa passione con gli altri piuttosto che essere un esercizio introspettivo?
La scrittura è una grande terapia, aiuta a mettere in fila gli avvenimenti e a fissare pensieri e ricordi, questo è innegabile.
Ma è anche un potentissimo mezzo per arrivare agli altri. Un ponte che può farci viaggiare, contaminarci e darci la possibilità di crescere. Per farlo, credo sia necessario raccontare storie che rispecchino emozioni e sentimenti trasversali, per raggiungere più persone possibili, ispirarle e farle riflettere.
Amo leggere libri che possono darmi qualcosa e questo cerco di restituire.
Perfettamente d'accordo sul fatto che lo scrivere sia terapeutico, ma senti questa: "Lo scrivere ci dà la possibilità di far emergere una parte nascosta di noi". Sei d'accordo o ritieni che la cosa migliore sia essere più fedeli a quello che ogni giorno siamo verso gli altri?
Le parti nascoste di noi, vanno rielaborate, non credo interessino ai lettori così come sono. Penso che sia più importante essere fedeli ai propri valori, nella vita come nella scrittura.
Ewen, ad esempio, è un ragazzino di undici anni, alla ricerca di se stesso e di risposte. Un percorso che fanno quasi tutti nella vita, per questo anche gli adulti trovano punti di contatto con lui. Attraverso la sua avventura ho cercato di trasmettere ciò che ha fatto crescere me, che mi ha aiutato negli anni a creare valore. Mi sono ripromessa di lasciare al lettore qualcosa di positivo che possa essere usato anche dopo aver chiuso il libro.
Questo Ewen ci ha fatto venire la voglia di conoscerlo... e a proposito di ragazzini, la tua sensibilità artistica la rifletti anche nel tempo libero visto che ti occupi del sociale e, prevalentemente, dei bambini in difficoltà. Vuoi condividere con noi questa esperienza e dirci quanto conta essere una persona aperta di mente e versatile all'arte nell'interagire con chi ha bisogno...
Facendo volontariato con bimbi e ragazzi malati sono a contatto con situazioni difficili, a volte drammatiche è vero, ma l’obiettivo di Make a Wish è quello di realizzare i desideri del cuore di questi bambini. E il valore di un desiderio realizzato è quello di trasformare l’impossibile in possibile. Immenso.
Se la si guarda in questo modo, con mente aperta appunto, si regala loro la speranza e un briciolo di leggerezza alle famiglie e in particolare alle mamme. Io cerco di non pensare allo stato di salute dei wish kid, sono diventata brava a “rimuovere”, mi concentro sul vederli come bimbi e ragazzi con un sogno. È un compito meraviglioso e di grande responsabilità realizzare sogni di qualcun altro. Alcuni di loro, diventati grandi, hanno intrapreso il percorso per diventare volontari, questa è la misura di quanto sia importante quello che facciamo.
Queste testimonianze mi lasciano letteralmente senza parole. Nonostante tu sia una persona positiva e solare, il convivere con tanta sofferenza ti è da stimolo nell'avere l'ispirazione per scrivere?
Come ho detto la sofferenza è solo una parte di questa attività. Diciamo che è un po’ come il giorno di Natale, si è tutti più felici a Natale. Ogni volta la sfida è creare un evento perfetto per il bambino, ogni volta si cerca l’effetto "wow". Mi capita spesso di travestirmi, creare giochi o allestimenti per le feste. Questo è molto stimolante. Pura magia. E la magia sì, aiuta a scrivere.
Alcuni ragazzi mi hanno ispirata più di altri, ad esempio c’è un personaggio nella saga di Ewen che è la somma di due sorelle che ho conosciuto.
Di recente sei stata anche volontaria per aiutare le persone in difficoltà a seguito delle alluvioni in Emilia Romagna. La poesia di Flavio Provini che ha vinto la sezione del nostro concorso parla proprio di quello, dacci un parere e raccontaci poi anche questa tua lodevole esperienza
Per me la poesia è un dialogo a due, molto spesso l’altra persona sono sempre io. La mia poesia è intima, legata al mio vissuto, alle mie emozioni profonde. Faccio fatica a condividerla. Con la prosa invece posso dialogare con gli altri, tutti proviamo amore, rabbia, frustrazione, dubbi. L’obiettivo è che il lettore possa immedesimarsi, quindi è necessario dosare l’introspezione.
Non a caso la poesia “Funambolo” è nata come testo di una pagina, solo dopo ha trovato la sua strada.
Anch'io, e penso tutto il gruppo, sono felice di aver trovato la strada per arrivare a te... quanto per Irene lo scrivere è importante per se stessi e quanto conta condividere questa passione con gli altri piuttosto che essere un esercizio introspettivo?
La scrittura è una grande terapia, aiuta a mettere in fila gli avvenimenti e a fissare pensieri e ricordi, questo è innegabile.
Ma è anche un potentissimo mezzo per arrivare agli altri. Un ponte che può farci viaggiare, contaminarci e darci la possibilità di crescere. Per farlo, credo sia necessario raccontare storie che rispecchino emozioni e sentimenti trasversali, per raggiungere più persone possibili, ispirarle e farle riflettere.
Amo leggere libri che possono darmi qualcosa e questo cerco di restituire.
Perfettamente d'accordo sul fatto che lo scrivere sia terapeutico, ma senti questa: "Lo scrivere ci dà la possibilità di far emergere una parte nascosta di noi". Sei d'accordo o ritieni che la cosa migliore sia essere più fedeli a quello che ogni giorno siamo verso gli altri?
Le parti nascoste di noi, vanno rielaborate, non credo interessino ai lettori così come sono. Penso che sia più importante essere fedeli ai propri valori, nella vita come nella scrittura.
Ewen, ad esempio, è un ragazzino di undici anni, alla ricerca di se stesso e di risposte. Un percorso che fanno quasi tutti nella vita, per questo anche gli adulti trovano punti di contatto con lui. Attraverso la sua avventura ho cercato di trasmettere ciò che ha fatto crescere me, che mi ha aiutato negli anni a creare valore. Mi sono ripromessa di lasciare al lettore qualcosa di positivo che possa essere usato anche dopo aver chiuso il libro.
Questo Ewen ci ha fatto venire la voglia di conoscerlo... e a proposito di ragazzini, la tua sensibilità artistica la rifletti anche nel tempo libero visto che ti occupi del sociale e, prevalentemente, dei bambini in difficoltà. Vuoi condividere con noi questa esperienza e dirci quanto conta essere una persona aperta di mente e versatile all'arte nell'interagire con chi ha bisogno...
Facendo volontariato con bimbi e ragazzi malati sono a contatto con situazioni difficili, a volte drammatiche è vero, ma l’obiettivo di Make a Wish è quello di realizzare i desideri del cuore di questi bambini. E il valore di un desiderio realizzato è quello di trasformare l’impossibile in possibile. Immenso.
Se la si guarda in questo modo, con mente aperta appunto, si regala loro la speranza e un briciolo di leggerezza alle famiglie e in particolare alle mamme. Io cerco di non pensare allo stato di salute dei wish kid, sono diventata brava a “rimuovere”, mi concentro sul vederli come bimbi e ragazzi con un sogno. È un compito meraviglioso e di grande responsabilità realizzare sogni di qualcun altro. Alcuni di loro, diventati grandi, hanno intrapreso il percorso per diventare volontari, questa è la misura di quanto sia importante quello che facciamo.
Queste testimonianze mi lasciano letteralmente senza parole. Nonostante tu sia una persona positiva e solare, il convivere con tanta sofferenza ti è da stimolo nell'avere l'ispirazione per scrivere?
Come ho detto la sofferenza è solo una parte di questa attività. Diciamo che è un po’ come il giorno di Natale, si è tutti più felici a Natale. Ogni volta la sfida è creare un evento perfetto per il bambino, ogni volta si cerca l’effetto "wow". Mi capita spesso di travestirmi, creare giochi o allestimenti per le feste. Questo è molto stimolante. Pura magia. E la magia sì, aiuta a scrivere.
Alcuni ragazzi mi hanno ispirata più di altri, ad esempio c’è un personaggio nella saga di Ewen che è la somma di due sorelle che ho conosciuto.
Di recente sei stata anche volontaria per aiutare le persone in difficoltà a seguito delle alluvioni in Emilia Romagna. La poesia di Flavio Provini che ha vinto la sezione del nostro concorso parla proprio di quello, dacci un parere e raccontaci poi anche questa tua lodevole esperienza
Ho apprezzato molto la poesia, rende bene il senso di “sospensione” di quei giorni e l’incredulità di quelli successivi. In provincia di Bologna siamo stati fortunati, siamo ai margini della catastrofe che ha colpito soprattutto la Romagna. Anche nel mio paese alcune zone sono “andate sotto”, il fango si è mangiato ricordi e futuro. Mi sono messa gli stivali, come tanti altri e semplicemente sono andata a dare una mano. Avevo visto molti servizi in tv, ma essere lì con il freddo intorno, la paura di scivolare a ogni passo nel fango, prendere a manate la vita degli altri per buttarla via perché non si salvava nulla, è stato molto difficile e toccante. Ho visto una signora emozionarsi per una palla di plastica da pochi euro, che poteva riportare alle sue bimbe, dicendo “almeno salviamo qualcosa”. Un anziano impotente guardare la sua auto immacolata fino al giorno prima, coperta di fango dentro e fuori. Ho immaginato tutte le volte che l’aveva pulita dalla polvere, che l’aveva messa in garage per non farla rovinare. Gestire le emozioni è stata dura. Penso che ci si debba aiutare, se fosse capitato a me, non avrei voluto esser sola.
E dopo queste tue toccanti e commoventi parole non può mancare una domanda sul tuo futuro: so che hai consegnato all'editore la tua prossima pubblicazione, vuoi anticiparci qualcosa?
In autunno uscirà il terzo libro di Ewen, il volume finale della trilogia. Sono emozionata e triste allo stesso tempo. Ewen è il mio bambino di carta, l’ho visto crescere. Quando il libro sarà pubblicato dovrò lascialo andare insieme a Darla, Faknar, Udara e tutti gli altri personaggi. Vorrei che i lettori potessero rileggerli a distanza di tempo e scoprire cose nuove, questo è quello che auguro sia a loro che a Ewen.
Nel cassetto comunque ho altri libri, alcuni finiti, altri che per ora hanno solo dieci pagine e tante nuove idee. Il mio desiderio del cuore è quello di poter continuare a raccontare storie a un numero di persone sempre più grande.
Una curiosità... quali dei tuoi personaggi delle tue storie distinte dei tuoi romanzi vorresti far interagire con altri, diciamo, più famosi?
Mi piacerebbe che la protagonista di “Funamboli si nasce” incontrasse Bridget Jones, anche se hanno età diverse le difficoltà emotive si somigliano, ne verrebbe fuori un bel confronto. La prima che rincorre un uomo apparentemente impossibile mentre dichiara amore per sé stessa. La seconda inizialmente intenta a cambiare per gli uomini che frequenta.
Potrebbero imparare molto l’una dall’altra.
Grazie di cuore Irene per essere stata con noi, di seguito la pagina di Booktribu dove, chi lo vorrà, potrà trovare i tuoi libri.
https://booktribu.com/?s=ewen&post_type=product
Funamboli si nasce: https://shorturl.at/bij36
Arrivederci a tutti alla prossima intervista...
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