Intervista a Flavio Provini

 

Buonasera Flavio e benvenuto nel salotto culturale de L'imago della parola. Rinnovo a nome di tutto il gruppo i complimenti per la vittoria nella sezione poesia al nostro concorso. Per me è stato veramente un piacere trasporre in video quel testo che, a mio parere, ma anche della giuria, ha meritato la vittoria.

 

Ma oggi vogliamo parlare di Flavio prima e dopo il concorso, iniziando da quello che sei nella vita e da come è nata per te l'ispirazione per scrivere...

 


Premetto che sono onorato per questa intervista, segno tangibile della stima che nutrite per me ed ulteriore prova dell’attenzione che mi riservate da tempo.

Lavoro come funzionario amministrativo in un ente pubblico sanitario, con una formazione giuridica alle spalle; questo è ciò che faccio, non certo quello che sono, perché noi siamo un coacervo di idee, interessi, aspirazioni, paure, sogni, in continuo subbuglio se non talvolta in contraddizione tra loro, vorrei credere in costante evoluzione.

Fra i miei amori, appunto, la poesia. La coltivo da sempre attraverso letture, studi e scritti conservati gelosamente nel cassetto, fino a quando nel 2016 decisi di aprirlo, quel cassetto, per partecipare ad alcuni concorsi letterari alla ricerca di un parere di operatori culturali competenti, per capire se mai avrei potuto compiere il “saltum” dal ruolo - confortevole ma passivo - di fruitore di cultura a quello - più ostico ma coinvolgente - di produttore di cultura.

I riscontri furono incoraggianti, anche inaspettatamente lusinghieri.

 

Bene, complimenti hai fatto bene ad aprire quel cassetto… Oltre ai riconoscimenti che hai ricevuto, hai anche delle pubblicazioni recenti e non da segnalarci?

 

Certamente, con Eugraphia Editore di Antonio Valentino ho pubblicato “D’amore e solitudine”, di fatto la mia opera prima e di sole poesie, mentre con A&A Marzia Carocci Editore ho pubblicato “Anime di Maiolica”, un volume corredato da immagini che ben si abbinano alle tematiche delle liriche proposte.

Ma è in cantiere, ancora con Marzia Carocci, un nuovo libro, che verosimilmente uscirà entro la fine dell’anno, di cui fornirò sul mio profilo a tempo debito le necessarie informazioni per l’acquisizione.

Ci tengo a sottolineare che si tratta di opere pubblicate gratuitamente come premio per la vittoria di concorsi letterari nazionali, a cura di editori esperti, rigorosi e ben conosciuti nel settore. Lo dimostrano, tra l’altro, l’entusiasmo e la meticolosità con cui hanno curato nei minimi dettagli i citati lavori.

 

Attendiamo con trepidazione il tuo libro! Nel frattempo quali sono, oltre ad esso, i tuoi progetti come creatore d'arte?

 

Mi verrebbe da rispondere: “continuare a fare ciò che ho sempre fatto, ma più in grande!”. In effetti, non voglio abbandonare la strada maestra dei concorsi di poesia, partecipandovi regolarmente o nella veste di iscritto o in quella di componente di giuria. Mi dichiaro aperto alle novità, ma non seguo un programma prefissato e mi accontento delle soddisfazioni che il destino vorrà riservarmi (e la presente intervista è una di queste…).

 


Lieto ed onorato di darti questa soddisfazione, ma per conoscerti meglio vorrei (anzi vorremmo) sapere, come si può passare dalla razionalità delle materie giuridiche, alla creatività della lirica poetica... qual è secondo te la molla che innesca questo desiderio di esprimere arte in una routine quotidiana spesso molto lontana dalla poesia?

 

Questa è una domanda di formidabile intelligenza, non ti dico quante volte avrò pensato al rapporto fra il mio mestiere e questo hobby.

Sono giunto alla conclusione per cui in ognuno di noi convivano in costante tensione due anime: quella razionale, improntata all’ordine e all’ossequio delle regole o delle convenzioni imposte dalla società e necessarie al suo funzionamento, e quella invece più irrazionale, immaginifica e creativa, che ci porta a costruire una realtà diversa, svincolata da imposizioni e ipocrisie, più intima, insomma più nostra.

La poesia, nel variegato linguaggio delle sue figure retoriche, mi sembra espressione della “seconda anima”, di questa esigenza dell’”io”, direi una forma di reazione individuale lecita che fa bene a chi la scrive e spesso a chi la legge.

 

D’accordissimo sulla tua analisi, ma ora affrontiamo domande più complesse ed andiamo più in profondità. Che cos'è per te la poesia e qual è la sensazione quando ritieni una poesia come conclusa, sebbene tu abbia in qualche modo anticipato la risposta?

 

Etimologicamente la poesia è una “creazione” del pensiero o, se vogliamo, dell’anima, quello che gli antichi romani chiamavano “inventio”, un’invenzione, una trovata.

Conformemente, ritengo che il suo elemento predominante sia appunto la fantasia, quel “posto dove ci piove dentro”, come la definiva Calvino.

Nella poesia offriamo un nostro angolo di vista sulla contingenza, oppure una interpretazione soggettiva, definita o ermetica, dei fatti che ci accadono o che accadono, in cui si possa ritrovare anche il lettore. Ricordiamoci infatti che scriviamo per noi stessi, ma se vogliamo farci leggere dobbiamo fornire agli altri almeno una chiave di lettura credibile. La componente fantasia riveste quindi una percentuale maggioritaria nella valutazione di un’opera letteraria. Mi viene da ricordare, in proposito, una provocazione del grande Bruno Munari: “quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima!”. Certo, anche la forma conta, visto che i classici che abbiamo studiato a scuola scrivevano spesso in metrica perfetta opere di un’armonia e musicalità sublimi, ma continuo a pensare che la fantasia faccia la parte del leone…

La sensazione che provo dopo l’ultimo verso? Potevo fare di meglio! Non sono mai completamente soddisfatto di un mio testo, sarà forse che sono esigente con me stesso…

È normale essere perfezionisti, succede anche a me quando faccio i video, credo sia dato dalla voglia di imparare e di migliorarsi sempre. E invece l'ispirazione quando ti viene? Scrivi di getto o coltivi le tue idee strutturando l'opera?

 

Di getto risponderei “di getto”, perché l’ispirazione non è programmabile.

È pur vero che molti miei lavori sono nati da una sfida personale: volevo infatti misurarmi su un tema imposto che però sentivo particolarmente vicino. Diciamo che la notte, o meglio la tarda sera, è il momento più fecondo…del resto la Merini non sosteneva che “i poeti scrivono di notte”?

 

Concordo sulla notte, ottimo momento della giornata anche per leggere. Hai avuto apprezzamenti molto gentili per la videopoesia oltre che per le nostre iniziative, cosa possono dare di più ad un testo una voce che interpreta e l'inserimento di immagini nella trasposizione?

 

Ho sempre pensato che la cultura non debba essere vista come una monumentale madia con cassettoni separati fra loro; le varie branche del sapere, e così dell’arte, sono piuttosto paragonabili a dei vasi comunicanti tra loro. Di conseguenza, la videopoesia realizza un felice connubio di più espressioni artistiche: parola scritta, recitazione, musica, testi e immagini. Quindi ben vengano tutti coloro che realizzano videopoesie e che, così facendo, promuovono una visione artistica di insieme, frutto della meditata sinergia di più competenze.

La videopoesia poi è un prodotto multimediale facilmente condivisibile grazie agli strumenti informatici, suscettibile di essere apprezzato anche da chi non vanta esperienze di settore e conservabile nel tempo su piattaforme come YouTube; insomma, presenta numerosi vantaggi che offrono positiva visibilità a tutti quegli artisti che vi contribuiscono.

 

Ottimo, grazie per essere stato con noi Flavio e complimenti ancora per aver lasciato una traccia nell’albo d’oro nel nostro concorso…

 

Chiudo con un sincero ringraziamento al salotto e ai suoi simpatizzanti e con una nota di merito per Voi, organizzatori di eventi reali e on-line, in ragione della capacità non comune di coinvolgere tante persone unite dalla passione per l’arte, che in ultima analisi è passione per la vita. Chapeau!

 

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