Intervista a Patrizia Giardini
Ben ritrovati a tutti e benvenuti ad una nuova intervista, l'ultima del ciclo pre-concorso. Le chiacchierate nel nostro salotto culturale riprenderanno alla chiusura della quarta edizione de "L'imago della parola". Stasera abbiamo con noi una delle voci delle mie videopoesie, che ha interpretato molti versi anche di autori che partecipano al concorso: Patrizia Giardini, attrice teatrale ed amica.
Ciao Patrizia non è stato facile averti visto i tuoi numerosi impegni, a tal proposito dicci cosa stai facendo e fai conoscere anche al gruppo i momenti più salienti della tua carriera...
Laureata in Giurisprudenza, ho deciso di usare la voce non per fare arringhe in processi civili o penali ma per fare la speaker e la lettrice. Lo avevo in effetti deciso fin da quando ero piccola, quando, con un libro appoggiato sul muretto del giardino di casa, leggevo ad alta voce ai passanti favole e fiabe. La mia prima esperienza come speaker è stata nelle radio e TV private, dove alternavo l’attività di conduttrice di programmi a quella di speaker pubblicitaria. Mi è sempre anche piaciuto cantare e un giorno, trovato un bravissimo maestro di canto, sono diventata una cantante lirica. Ma ricevuta una proposta a cui non potevo rinunciare, di diventare una cantante di musica leggera, svolgo tuttora questa attività iniziata prima accompagnata da un pianista e ora anche come corista e voce narrante nella band di Ancona tributo a Lucio Dalla “La Sera dei Miracoli” che tiene Recital-Concerti solo per eventi di beneficenza. Dieci anni fa ho iniziato a studiare lettura teatrale e doppiaggio, con grandi Maestri, raggiungendo l’altro mio grande desiderio di diventare performer vocale.
Forse potrà sembrare banale, ma in realtà sarei curioso di sapere tecnicamente che differenze ci sono tra recitare un pezzo in prosa e uno in poesia?
Tecnicamente bisogna – sia in prosa che in poesia – avere ritmo e sfruttare la musicalità del testo. Leggere per un pubblico significa far vedere un film che è solo scritto; fare immergere gli ascoltatori nella teatralità della scrittura, in modo da farli sentire partecipi o addirittura protagonisti, in prosa del racconto e in poesia del flusso emotivo. Nella poesia ci sono alcune difficoltà maggiori, come: rispettare la metrica, far risaltare le rime, anche se queste dividono un concetto in due parti; fare una analisi attenta del test per comprendere l’intenzione del Poeta, che spesso è espressa con uno stile molto complesso, o addirittura ermetico. Nella prosa tutto sembra apparentemente più semplice ma il segreto consiste nel saper immaginare quello che si legge e raccontarlo agli ascoltatori. Tutto sommato prosa e poesie hanno pari difficoltà tecniche.
La lettura parte dalla voce-strumento, complesso e difficile. Fondamentali sono il phonè, la tecnica respiratoria, la timbrica, dizione, pronuncia e fonetica perfette. La voce certamente non basta, occorre un’anima capace di cogliere e trasmettere le emozioni che lo scrittore intende comunicare. Anche in questo caso, sono necessari talento e studio tecnico. È indispensabile saper recitare, è dall’attore che nasce il lettore e non viceversa, poiché egli è solo, solo con la sua voce e non può fare conto su gestualità, mimica, movimento scenico, presenza di interlocutori, luci che invece si ritrovano nel Teatro. Si deve considerare ogni parola come un universo da far conoscere e ogni sillaba una nota musicale per comporre la Prosodìa.
Qual è la poesia o il testo teatrale più difficile che hai recitato in vita tua?
In Prosa il testo teatrale più difficile che ho recitato è stato il monologo dell’Ignota, tratto da COME TU MI VUOI di L. Pirandello. In Poesia, pur avendo letto testi di tanti Poeti moderni o classici, la più difficile è stata “Canzone d’Autunno” di F. Garcia Lorca. Ho dato voce ad alcune video-poesie curate da te, scritte da un’autrice che ha uno stile tanto bello quanto difficile. Te lo dico piano, sottovoce... deciderai tu se svelarlo o no.
(Patrizia me l'ha detto, ma siccome l'autrice a cui si riferisce partecipa a L'imago della parola non svelo il suo nome, magari quando sarà finito il concorso...)
Hai scritto qualcosa in passato, hai mai declamato qualcosa ideato da te? Se si quali sono state le tue emozioni?
Non ho mai scritto poesie, ma canzoni, quando ero un’adolescente di 16 anni. Erano carine, orecchiabili, con testi che parlavano di avventure delle mie amiche, canzoni che suonavo con la chitarra e che tutti i ragazzi del paese cantavano. Musica e uso della voce sono state sempre per me passioni che sono diventate un’attività.
Esiste una poesia o un brano di prosa o poesia che avresti sempre voluto recitare e che ad oggi non ne hai mai avuta l'occasione? E quanto è importante la presenza di tuo marito Marcello, anch'egli eccellente interprete teatrale (termine quanto meno riduttivo), nelle tue performances?
Mi piacerebbe recitare i testi di una scrittrice nata a Roma e vissuta a Falconara Marittima, pressoché sconosciuta in Italia e notissima all’estero, la grande ANNA BONACCI e mi piacerebbe farlo con mio marito Marcello, compagno di vita e di passioni, lettore a sua volta insieme con me ai tantissimi eventi letterari a cui siamo chiamati a partecipare e mio regista nonché vocal-coach. L’ho scelto bene: è un otorinolaringojatra. La personalità di Marcello è a dir poco esplosiva: in lui convivono il Medico, l’attore, il maestro di Yoga, il lettore teatrale, lo scrittore (in casa chi scrive è lui; attualmente è impegnato nella stesura di due libri, “Angurie di mare” e la traduzione del Rubayyat di Omar Khayyam, nella versione inglese di Edward FitzGerald) e il musicista a tutto tondo. È infatti il bassista della Band di cui sopra. La sua presenza mi è dunque assolutamente indispensabile. Attualmente siamo impegnati, oltre agli eventi letterari già programmati, nella registrazione di un divertentissimo audio-libro e in una serie di Recital-concerti.
Ciao Patrizia un saluto dunque anche a Marcello e grazie per essere stata con noi, ti ricontatterò per farti declamare una delle poesie premiate al concorso.
Grazie per il tuo invito, caro Wilbur. Un grande e forte abbraccio. A presto.
Termina dunque con Patrizia il ciclo delle interviste de L'imago della parola che riprenderemo a fine concorso, proprio per dedicarci interamente a questo avvincente competizione/confronto poetico con i nostri bravissimi autori.

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