Intervista a Lucrezia Lombardo
Buonasera a tutti e ben ritrovati, oggi abbiamo un ospite che, oltre a valorizzare l'arte, è dotata di una cultura veramente sopraffina e per me è un onore confrontarmi con lei. Diamo il benvenuto a Lucrezia Lombardo, toscana come me, Laureata in Scienze Filosofiche, autrice, poetessa, giornalista e docente universitaria.
Lucrezia benvenuta in questo spazio, la presentazione è riduttiva purtroppo tu sei anche curatrice di una galleria d'arte quindi, è proprio il caso di dirlo, valorizzi l'arte praticamente in ogni sua forma...
Ti ringrazio molto per le parole che hai usato per presentarmi, sono persino troppo... Ad ogni modo, come affermi, amo l'arte e amo ciò che l'arte rappresenta. Essa è infatti anzitutto un simbolo, che esprime il bisogno innato di libertà dell'uomo. E' questa, forse, la ragione ultima del mio amore per l'arte, ma, prima di approfondire, occorre soffermarci sul concetto di "libertà". Essa, difatti, non indica un agire egoistico, edonistico e scisso dalla responsabilità, al contrario, la libertà vera è azione pensata, parola meditata, scelta ricorsiva che esclude le altre possibilità. La vera libertà, quella di cui l'arte dovrebbe farsi portatrice, è perciò, anzitutto, coraggio di assumere una posizione, coraggio d'impegnarsi nella ricerca del vero. Un vero non di tipo metafisico, bensì relazionale: il vero è ciò che migliora il bene e che accresce la capacità di ciascuno di sentire l'altro, di accorgersi dell'altro. Posso quindi sostenere di amare l'arte in ogni sua forma espressiva, purché sia autentica, ovvero capace di avere coraggio, capace di assumere posizioni anche scomode, pur di portare avanti un messaggio di verità. L'arte con la "A" maiuscola è allora l'opposto dell'egocentrismo, tipico invece di molte tendenze espressive contemporanee, ed è unione di linguaggio e ricerca del bene.
Mi trovi d'accordo su tutto, in particolar modo quando dici che l'arte, nella sua autenticità deve essere un modo per portare avanti posizioni anche scomode... Dall'arte visiva a quella dei versi, parlaci della Lucrezia poetessa visto che hai anche diverse sillogi tra le tue numerose pubblicazioni....
Negli anni -a partire dal 2017, per l'esattezza- ho pubblicato diverse sillogi (dieci), questo perché credo che il linguaggio dei versi sia il più naturale e spontaneo per me. Mi sono appassionata alla poesia sin da adolescente e un ruolo fondamentale, in questo mio percorso, lo ha giocato l'ambiente familiare in cui sono cresciuta. L'amore per i versi, per la letteratura, infatti, non me lo ha trasmesso la scuola, nei confronti della quale provavo un profondo senso di frustrazione e castrazione, bensì la possibilità di avere accanto i continui stimoli di mia madre, traduttrice in francese di Montale, e di mio padre, pittore che ha lavorato a lungo a Parigi. La poesia ha così rappresentato un percorso di emancipazione, di liberazione dalla paura di esprimermi. Attraverso il dono del linguaggio ho potuto comprendere me stessa -e naturalmente si tratta di un cammino che dura l'intera vita- e ho trovato la maniera di guardare il mondo dal mio punto di vista. Il linguaggio -dal quale poi ho dovuto anche imparare a liberarmi, restituendogli il giusto peso- è altresì l'espressione massima della libertà umana: le nostre parole, infatti, creano il mondo, danno vita al mondo, poiché lo nominano e lo restituiscono all'esistenza. Sono ancora le parole che mi hanno dato forza nei momenti in cui il reale mi feriva e si sono trasformate, da ricerca cerebrale, in linguaggio aderente alle cose, sforzo massimo di tornare alle cose stesse attraverso l'ascolto. E' a questo punto che ho compreso che la mia poesia, all'inizio concettuale, doveva diventare minimale, quasi zen, così da poter restituire gli eventi e il sentire alla loro più autentica natura, una natura da percepire, prima ancora che da nominare, da vivere immersivamente, prima ancora che da raccontare. La poesia mi ha così accompagnato in questo viaggio vissuto e non mi lascia un attimo; credo poi che essa, essendo come il dio Pan, eternamente bambina, ami scherzare e prendersi gioco dei così detti "poeti". Difatti la poesia si diverte a smontare la presunzione e le certezze dei "poeti", lasciandoli spesso in mutande, sia dal punto di vista economico, che mentale. E' questo il bello di fare poesia: essere sempre pronti a ritrovarsi in mutande e costretti a ripartire, socraticamente.
A proposito di poesia cosa è per te oltre ad un mezzo per arrivare al successo (dati i numerosi premi e riconoscimenti ottenuti)?
La poesia è un cammino di ricerca, è la via attraverso cui tento di conoscere meglio me stessa, di comprendere il mondo, di trovare speranza, di resistere alla durezza del reale, d’immaginare un cielo vicino, che mi ascolta, quando la disperazione cerca di prevalere. La poesia è il mio modo di ascoltare l’accadere delle cose, la musica che mi si produce in testa quando mi siedo in cerca di pace ed è un ritrovarmi che rende vicino anche ciò che non esiste più; è il mio canto di ringraziamento e il mio lamento davanti alla morte.
Ora siamo curiosi di sapere di cosa parlano le tue poesie e cosa secondo te dovrebbero fare gli autori per farsi trovare sempre pronti con l'ispirazione?
Le mie poesie parlano della natura, della gioia, della meraviglia, del dolore, della morte, del tempo che scorre e non torna, di ciò che è perduto e del desiderio che il mondo sia diverso da com'è. I miei versi sono frutto dell'evoluzione della mia esistenza e trattano quelle che sono "le ossessioni" presenti. Ossessioni che mutano al mutare del tempo, come le foglie di un albero, che resta lo stesso, ma si trasforma insieme alle stagioni. Non saprei dirti se ci siano dei temi ricorrenti nei miei versi, probabilmente sì, ma queste sono competenze per un critico. Di certo, ciascuno conduce la propria vita attorno al tentativo di dare risposte ad alcune domande ricorrenti, forse, la mia principale ossessione è la memoria, il terrore di perdere le cose che amo, il dolore di dover ammettere che, di coloro che mi hanno lasciato, alla fine svanisce persino il ricordo. Proprio per questo motivo sono ossessionata dal bisogno di sentire e trovare un fondamento che oltrepassi la precarietà che tutto invade. Per quanto riguarda l'ispirazione, invece, posso dirti che non si tratta di una prestazione, dunque, non è possibile farsi trovare sempre pronti. Se così fosse, il poeta si direbbe un tecnico e la poesia un mestiere. Fare poesia significa invece, anzitutto, convivere con il senso del fallimento e della precarietà, come dicevo prima. Chi scrive, scrive spesso per l'insostenibilità del reale. Dunque, l'ispirazione, se esiste, può volar via, può non essere compresa... occorre allora essere attenti, in ascolto, e sforzarsi di aprirsi al mondo, staccandosi dall'ego che soffoca ogni bellezza autentica.
Ancora una domanda sulla poesia visto che la nostra pagina valorizza principalmente questa forma d'arte. Che importanza ha per te la tecnica e nella struttura in un componimento poetico?
Per scrivere occorre leggere, occorre senz'altro studiare. Ciò non significa, tuttavia, che solo i dotti possano fare i poeti, al contrario, ci sono testimonianze storiche di autori memorabili che non avevano studiato. Ogni linguaggio davvero innovativo, peraltro, non proviene quasi mai dall'Accademia, circolo chiuso presso cui gli eruditi si elogiano tra loro, senza reale apertura al mondo. Amo, di contro a ciò, l'idea del poeta errabondo, fuori dai circuiti istituzionali, il ché non significa che costui non debba avere una casa, delle sicurezze, bensì che il suo animo deve restare intatto, perennemente aperto alla trasformazione, all'evoluzione, che l'ego impedisce per comodità e possesso. La tecnica poetica si può senz'altro apprendere, e va appresa, tuttavia, una volta appresa e una volta che si è dato per assodato che non si cesserà mai di dover imparare, occorre altro. Occorre qualcosa che nessuno può insegnare, un dono che viene da un'altra dimensione, quella dell'anima, e solo coloro che riusciranno a ricongiungersi con la propria anima, potranno dare vita a linguaggi che rivoluzioneranno il mondo.
Per quanto riguarda la letteratura in genere, pensi che vi sia una sorta di disparità fra moltissimi bravi scrittori emergenti, molti dei quali non trovano spazio, e i grandi nomi in testa alle classifiche di vendita? C'è un modo per invertire questa tendenza?
Si, c'è un modo, gli scrittori che non occupano i primi posti nelle classifiche smettano di consultare le classifiche stesse e smettano di competere con chi ha più successo di loro. Se davvero questi scrittori pensano di valere qualcosa e di aver contenuti più validi rispetto a quelli dei nomi noti (nomi noti che, come sappiamo, sono dettati dalle tendenze e dalle mode del mercato), allora tirino fuori il coraggio, ovvero la perseveranza nonostante il riconoscimento tardi ad arrivare. Nulla nella vita giunge con facilità, o meglio, le cose semplici sono spesso non sudate e quindi non vere, perciò destinate a bruciarsi presto e a non apportare alcuna reale felicità. Fare lo scrittore non è mai stato facile. Ci sono poeti memorabili che lavoravano nei bassi fondi per campare, altri che non sono mai stati apprezzati in vita, altri ancora che sono morti in povertà, altri che sono stati perseguitati e traditi persino dagli amici. Dunque, a quegli scrittori contemporanei che si sentono frustrati perché vorrebbero che gli altri li apprezzassero di più, voglio chiedere: "perché scrivete? Per il successo, o perché davvero amate ciò che fate?". La risposta sincera a questa domanda -e solo essa, non i confronti con le classifiche- farà la differenza tra chi ha la stoffa del vero scrittore e chi invece soffre di un narcisismo esagerato.
In qualità di redattrice presso rivista letteraria italo-francese "La Bibliothèque Italienne”, la rivista di poesia “Atelier” e in qualità di responsabile del blog culturale sul quotidiano ArezzoNotizie, come percepisci l'approccio del pubblico alla poesia e alla letteratura in genere?
Credo che sia in crescita il numero di coloro che cercano la vera qualità. Le persone sono stufe di essere trattate come meri consumatori, sono stufe della pigrizia mentale e, paradossalmente, tutti questi anni in cui la cultura è stata dominata esclusivamente dal mercato, dalle mode e dal profitto, hanno prodotto una insofferenza profonda nel pubblico. Insofferenza che a propria volta è indice di un nuovo bisogno: la bellezza. Quest'ultima non ha nulla a che vedere con le forme, ma indica piuttosto la necessità diffusa di trovare una motivazione per fare le cose, sin anche per vivere. La bellezza è dunque il nutrimento dell'anima, ciò che ci motiva, ciò che conferisce senso e significato al mondo e a noi in relazione ad esso. Vedo nel pubblico un crescente bisogno di questo tipo di contenuti, a discapito della banalità che, forse, sta giungendo al tracollo.
Speriamo che sia così davvero. Nonostante i tuoi numerosi traguardi raggiunti, esiste un sogno nel cassetto, un desiderio o un progetto da realizzare?
Vorrei riuscire davvero a essere grata per ciò che ho e che sono, con la massima partecipazione e adesione del mio spirito al presente. Vorrei poter essere -meglio di come faccio- una testimonianza di speranza, portando più di frequente il sorriso sulle labbra. Tutto, alla fine, accade per un motivo e vorrei riuscire a trasmettere la certezza che ogni evento di questa vita, a ben guardare, ha come scopo il bene. Quel bene può non essere in sintonia coi nostri desideri o con la volontà, ma, se scendiamo sul piano dell'autenticità, ci accorgiamo che spesso anche quello che non avremmo voluto, serviva a farci crescere, ovvero a insegnarci, di più e meglio, ad amare, spezzando le gambe all'egoismo.
Di seguito il blog di Lucrezia
https://www.arezzonotizie.it/.../inutilita-poesia...
A nome di tutto il gruppo ti ringrazio per essere stata con noi. Buona serata a te e a tutti coloro che ci seguono.
Di seguito il blog di Lucrezia
https://www.arezzonotizie.it/.../inutilita-poesia...
A nome di tutto il gruppo ti ringrazio per essere stata con noi. Buona serata a te e a tutti coloro che ci seguono.

Commenti
Posta un commento